Quali Tasse si Pagano Vendendo una Casa Ereditata?
Chi Paga Cosa: Guida per il 2026
Se hai ereditato una casa e stai per venderla, probabilmente hai già pagato l'imposta di successione. La domanda che resta aperta è un'altra: cosa si paga quando arriva il momento della vendita? La risposta breve è che, come venditore, non devi quasi nulla.
Le imposte di registro, ipotecaria e catastale della compravendita gravano sull'acquirente, e sulla plusvalenza di un immobile ricevuto in eredità non si paga mai, indipendentemente da quanto tempo passa prima di vendere.
Restano da mettere in conto solo l'onorario del notaio, se lo anticipi tu in accordo con l'acquirente, e le spese correnti (IMU, utenze, manutenzione) che la casa continua a generare finché resta invenduta.
In questa guida separiamo con ordine le due fasi, successione e vendita, e mostriamo come stimare in anticipo cosa resta in tasca a chi vende.
Il primo equivoco da sciogliere riguarda il momento in cui le imposte vengono pagate. La dichiarazione di successione genera l'imposta di successione, insieme a imposta ipotecaria e catastale calcolate sul valore dell'immobile al momento del decesso: un adempimento che riguarda l'eredità in sé, non la futura vendita. Una volta versate, quelle imposte sono chiuse: non tornano in gioco quando, mesi o anni dopo, l'immobile passa di mano a un acquirente.
La compravendita genera un secondo, distinto pacchetto di imposte, quello legato al trasferimento a titolo oneroso. Sono due eventi fiscali separati, con basi imponibili e soggetti passivi diversi, ed è qui che nasce la confusione più comune: chi ha già affrontato la successione tende a temere una seconda tassazione equivalente sulla vendita, quando in realtà il grosso del carico fiscale della compravendita ricade sull'acquirente, non su chi vende.
Vale la pena tenere a mente anche l'ordine cronologico: prima di poter vendere, la dichiarazione di successione deve essere già stata presentata e la trascrizione dell'accettazione dell'eredità già completata, come approfondito nella nostra guida sui documenti per vendere una casa ereditata. Senza questi due passaggi, nessun notaio procede al rogito, indipendentemente da quanto sia solida l'offerta ricevuta.
Capire questa distinzione evita un errore comune in trattativa: alcuni eredi, temendo un secondo giro di imposte, chiedono un prezzo più basso del dovuto per costi che in realtà non esistono. Secondo Agenda Digitale (2025), resta un adempimento distinto dall'imposta: se la vendita avviene nello stesso anno della successione, va indicato nel Quadro B del modello 730 il possesso dell'immobile, non un guadagno da tassare.
Nella vendita di un immobile tra privati, le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono dovute dall'acquirente, non dal venditore. Secondo il Consiglio Nazionale del Notariato (2026), come venditore non sei soggetto ad alcuna imposta derivante dalla vendita in sé: le imposte previste nella compravendita sono l'imposta di registro e le imposte ipotecaria e catastale, tutte a carico di chi acquista, come spiegato nella sezione dedicata all'acquisto e vendita di beni immobiliari del sito del notariato.
In pratica, se l'acquirente compra come prima casa, l'imposta di registro è pari al 2% del valore catastale (minimo 1.000 euro) e le imposte ipotecaria e catastale sono fisse a 50 euro ciascuna. Se invece acquista come seconda casa, l'imposta di registro sale al 9%, sempre con ipotecaria e catastale fisse a 50 euro. Su un immobile con valore catastale di 100.000 euro, la differenza tra le due situazioni supera i 6.000 euro. Questi importi non riguardano direttamente chi vende, ma è utile conoscerli perché incidono sulla trattativa e sulle richieste dell'acquirente.
L'unica eccezione pratica che riguarda anche te come erede è l'agevolazione prima casa che il defunto aveva eventualmente ottenuto sull'immobile: se decidi di vendere prima che siano trascorsi cinque anni da quando quell'agevolazione fu concessa, e non riacquisti un'altra prima casa entro un anno, puoi incorrere nella decadenza del beneficio originario, con un conguaglio a tuo carico. È un caso specifico, da verificare sempre con un notaio prima di fissare una data per il rogito.
Chi vende una casa acquistata meno di cinque anni prima è normalmente soggetto all'imposta sulla plusvalenza, il 26% sostitutivo sulla differenza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto. Per un immobile ricevuto in eredità, questa regola non si applica, ed è probabilmente il punto che genera più incertezza tra chi vende per la prima volta un bene ereditato.
Secondo l'Agenzia delle Entrate (2026), la tassazione sostitutiva riguarda le cessioni di immobili acquistati, costruiti o ricevuti in donazione da meno di cinque anni, come indicato nella scheda ufficiale sulla tassazione delle plusvalenze immobiliari: l'acquisizione per successione non rientra tra le categorie soggette a imposta. Il motivo è che la successione non è un atto a titolo oneroso, ma un trasferimento che avviene per legge alla morte del titolare, indipendentemente dalla volontà dell'erede.
Secondo Il Sole 24 Ore (2023), che conferma il meccanismo in modo esplicito rispondendo a un caso reale di due fratelli che avevano ereditato quote di un immobile in momenti diversi, il titolo di acquisizione per successione costituisce un'esimente prevista dall'articolo 67, comma 1, lettera b, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, per cui l'eventuale plusvalenza realizzata alla vendita non è soggetta a prelievo d'imposta, nemmeno quando il possesso dura meno di cinque anni. Vale a prescindere dalla provincia in cui si trova l'immobile, sistema tavolare incluso: la regola dipende dal titolo di acquisto, non da come la proprietà è registrata sul territorio. Secondo Fiscomania (2025), l'esenzione resta valida anche vendendo a pochi mesi dal decesso, perché l'acquisizione per successione non è mai un acquisto a titolo oneroso.
Oltre alle imposte, la compravendita comporta l'onorario del notaio che redige l'atto. Per prassi di mercato è l'acquirente a scegliere e a pagare il notaio, ma nulla vieta un accordo diverso tra le parti, soprattutto quando la trattativa lo prevede esplicitamente fin dalla proposta o quando è il venditore a proporre un professionista di fiducia per accelerare i tempi.
Se sei tu, come venditore, ad aver bisogno di un notaio per passaggi propri legati all'eredità (ad esempio se la trascrizione dell'accettazione non era ancora stata completata, o se serve una procura per un coerede che vive lontano), quel costo resta a tuo carico indipendentemente dalla vendita: è una spesa della fase di successione, non della compravendita, e va tenuta separata nel calcolo di quanto ti resta in tasca al termine dell'operazione.
Vanno messe in conto anche spese minori ma reali: l'attestato di prestazione energetica se non è già disponibile, eventuali sanatorie catastali o urbanistiche se emergono difformità durante la due diligence dell'acquirente, e la provvigione dell'agenzia immobiliare se ti sei affidato a un professionista per la vendita. Quest'ultima è tipicamente una percentuale del prezzo di vendita, concordata prima dell'incarico, e remunera un lavoro che in una casa ereditata con più eredi include spesso anche il coordinamento tra tutti i comproprietari, la raccolta dei documenti mancanti e la gestione delle visite, non solo la ricerca dell'acquirente finale.
Nessuna di queste voci compare in fase di successione: emergono solo quando la vendita diventa concreta. Per questo conviene farsi indicare in anticipo l'elenco completo di cosa resta a tuo carico.
Le tasse della vendita si possono stimare con precisione solo quando i passaggi della successione sono già chiusi. Finché manca la dichiarazione di successione, o la trascrizione dell'accettazione dell'eredità nei Registri Immobiliari, non esiste ancora una base fiscale certa su cui calcolare cosa accadrà alla vendita, perché tecnicamente l'immobile non è ancora pienamente nella tua disponibilità giuridica, e nessun acquirente serio firma un preliminare su una proprietà non ancora consolidata.
La voltura catastale, che aggiorna l'intestazione dell'immobile al catasto entro trenta giorni dalla dichiarazione di successione, è il passaggio che rende coerenti i dati fiscali con quelli della compravendita: un notaio verifica sempre che l'intestatario catastale corrisponda a chi vende, prima di procedere al rogito. Se la voltura non è stata fatta, il rogito si blocca, e con esso ogni calcolo sulle imposte diventa prematuro, perché manca ancora il presupposto stesso della vendita.
Per chi ha ereditato insieme ad altri fratelli o parenti, va aggiunto un ulteriore controllo prima di stimare i costi: tutti i comproprietari devono essere d'accordo sulla vendita, o va risolta la situazione di comproprietà prima di procedere, ad esempio quando uno degli eredi vive nella casa e gli altri vogliono venderla. Nella nostra guida su cosa fare quando un fratello vive nella casa ereditata o non è d'accordo a vendere trovi il quadro completo di questa fase, che precede sempre quella fiscale in senso stretto e che, se lasciata irrisolta, rende inutile qualunque stima di costi fatta in anticipo.
Mentre la casa resta invenduta, continua a generare costi che molte famiglie sottovalutano. L'IMU è dovuta dagli eredi dal momento dell'apertura della successione, anche prima che la dichiarazione sia completata, in proporzione alle rispettive quote di eredità. Se l'immobile non è l'abitazione principale di nessuno degli eredi, l'imposta è dovuta per intero, ogni anno, indipendentemente dall'uso reale che se ne fa nel frattempo.
A questo si aggiungono le spese di manutenzione ordinaria, le utenze se restano attive, e in alcuni casi le spese condominiali se l'immobile fa parte di un edificio in condominio. Nessuna di queste voci è direttamente collegata alla vendita, ma tutte incidono sul calcolo di convenienza complessivo: più tempo passa tra l'apertura della successione e la vendita effettiva, più il costo cumulato di questi oneri riduce il ricavato netto dell'operazione, anche se le imposte della compravendita in sé restano invariate e non dipendono da quanto tempo la casa resta invenduta.
È uno degli argomenti più concreti per non lasciare ferma una decisione di vendita già presa: il tempo che passa non è mai neutro dal punto di vista fiscale, anche quando l'imposta specifica non cambia, perché i costi accessori continuano a maturare indipendentemente dallo stato della trattativa. Una casa ferma per due o tre anni può accumulare, tra IMU e manutenzione, cifre che superano ampiamente quanto si pensa di risparmiare aspettando un momento di mercato migliore, senza alcuna garanzia che quel momento arrivi.
Per capire cosa resta in tasca dopo la vendita di una casa ereditata, conviene costruire una stima che separi le voci per natura: da una parte le imposte già pagate in fase di successione, che non si ripetono; dall'altra le eventuali spese notarili a tuo carico per passaggi ereditari ancora aperti; infine i costi accessori come l'APE, eventuali sanatorie e la provvigione dell'agenzia, se prevista.
Le imposte di registro, ipotecaria e catastale della compravendita, come visto, restano quasi sempre a carico dell'acquirente, quindi non vanno sottratte dal tuo ricavato in condizioni normali. La plusvalenza, per lo stesso motivo, è pari a zero. Questo significa che, a differenza di chi vende una casa acquistata di recente, chi vende un immobile ereditato parte da un carico fiscale diretto molto più leggero, e può concentrarsi su un calcolo più semplice: prezzo di vendita concordato, meno provvigione se presente, meno eventuali spese notarili residue, meno eventuali arretrati IMU da regolarizzare prima del rogito.
Una stima realistica richiede anche di sapere quanto vale l'immobile sul mercato attuale, non solo il suo valore catastale usato per il calcolo delle imposte di successione: sono due numeri diversi, spesso anche molto distanti tra loro, e confonderli porta spesso ad aspettative di prezzo non allineate con la domanda reale della zona. Una valutazione basata su transazioni comparabili recenti, non su una stima a occhio o sul solo dato catastale, è il punto di partenza più affidabile per capire a quale cifra corrisponde, in concreto, il calcolo che hai appena fatto.
Gestire da soli la sequenza tra successione, voltura e compravendita è possibile, ma richiede di coordinare più professionisti (commercialista, notaio, tecnico) e di verificare che ogni passaggio sia coerente con il successivo, senza margine di errore quando arriva un acquirente interessato. Un errore frequente è iniziare a cercare acquirenti prima di aver chiuso i passaggi fiscali della successione, scoprendo poi che il rogito non può procedere nei tempi previsti dall'accordo preliminare, con il rischio concreto di perdere l'acquirente trovato.
Un'agenzia immobiliare con esperienza in immobili ereditati può occuparsi della verifica preliminare della documentazione, del coordinamento con notaio e commercialista, e soprattutto della gestione della trattativa quando gli eredi sono più di uno: sapere quali costi ricadono su chi vende e quali sull'acquirente aiuta anche a fissare un prezzo di partenza realistico, che tenga conto del margine di negoziazione tipico della zona e delle aspettative concrete di chi acquista un immobile con questa storia.
Questo tipo di coordinamento pesa in modo particolare quando la casa è ereditata da più fratelli o parenti che vivono in comuni o regioni diverse: qualcuno deve tenere insieme i fili di documenti, scadenze e comunicazioni, senza far ricadere quel compito su un solo erede più disponibile degli altri. Se hai ereditato una casa a Pordenone, Udine, Gorizia o Trieste e vuoi capire a che punto sei prima ancora di parlare di prezzo, una valutazione gratuita e senza impegno è il modo più rapido per avere un quadro chiaro di quanto vale l'immobile oggi e di quali passaggi restano da chiudere prima di poterlo vendere con serenità.
Le imposte principali della compravendita, registro, ipotecaria e catastale, sono dovute dall'acquirente. Secondo il Consiglio Nazionale del Notariato, come venditore non sei soggetto ad alcuna imposta derivante dalla vendita in sé. Restano a tuo carico solo le eventuali spese notarili per passaggi di successione ancora aperti, l'attestato di prestazione energetica se non disponibile e la provvigione dell'agenzia. Le imposte di successione già versate sono un capitolo chiuso e non si ripetono alla vendita, perché riguardano un evento fiscale distinto e precedente.
No. La regola dei cinque anni, che si applica normalmente a chi vende una casa acquistata o costruita, non riguarda gli immobili ricevuti in eredità. L'acquisizione per successione è esclusa dalla tassazione sulla plusvalenza in ogni caso, indipendentemente da quanto tempo passa tra l'apertura della successione e la vendita effettiva. La ragione tecnica è che la successione non è un acquisto a titolo oneroso ma un trasferimento previsto dalla legge, e l'articolo 67 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi esclude esplicitamente questi casi dalla tassazione. È una delle differenze più favorevoli rispetto a chi vende un immobile comprato di recente.
La TARI è dovuta da chi possiede o detiene i locali, quindi passa agli eredi dalla successione in poi, anche a casa vuota. Molti Comuni prevedono però una riduzione o l'esenzione per gli immobili non occupati e privi di allacci attivi alle utenze, ma è una condizione da documentare, non automatica. Conviene presentare la dichiarazione di variazione al Comune appena la casa si svuota, perché la riduzione decorre di norma dalla comunicazione e non viene applicata a ritroso sugli anni già maturati.
Sì: l'immobile ereditato va indicato nel Quadro B della dichiarazione dei redditi da quando si apre la successione, in proporzione alla quota e ai mesi di possesso. Secondo Agenda Digitale (2025), se la vendita avviene nello stesso anno della successione va dichiarato il possesso dell'immobile, non un guadagno da tassare: la plusvalenza su un bene ereditato non esiste ai fini fiscali. Per una casa a disposizione la rendita catastale rivalutata concorre al reddito, salvo che sia esente perché già assoggettata a IMU.
Quando l'immobile è abitazione principale di chi vi risiede anagraficamente, e quindi anche quando è occupato dal coniuge superstite titolare del diritto di abitazione. Restano esenti anche i casi di invalidità riconosciuta previsti dalla normativa, alle stesse condizioni di residenza e uso esclusivo. In tutti gli altri casi, seconda casa ereditata compresa, l'imposta è dovuta da ciascun coerede in proporzione alla quota, anche a immobile vuoto. Gli arretrati emergono nelle verifiche pre-vendita richieste dal notaio e possono rallentare il rogito.
Per chi vende non cambia nulla. La plusvalenza su un immobile ereditato non si tassa mai, prima o seconda casa che sia, perché l'articolo 67 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi esclude l'acquisizione per successione dalle cessioni imponibili. Cambia invece per chi compra: l'imposta di registro passa dal 2% al 9% del valore catastale se l'acquirente non ha i requisiti prima casa, con ipotecaria e catastale fisse a 50 euro. È una differenza che pesa sulla trattativa, non sul tuo carico fiscale di venditore.
Chi vende una casa ereditata paga meno di quanto teme. Le imposte di registro, ipotecaria e catastale della compravendita sono a carico dell'acquirente, e sulla plusvalenza di un immobile ricevuto in eredità non si paga nulla, per quanto tempo passi prima della vendita. Restano quindi l'onorario del notaio, se lo anticipi in accordo con chi compra, e le spese correnti dell'immobile finché resta invenduto.
IMU e utenze di una casa vuota sono la voce che cresce con l'attesa, ed è lì che si nasconde il costo di rimandare la decisione. Se hai ereditato una casa in Friuli Venezia Giulia e vuoi sapere quanto ti resterebbe in mano vendendola, possiamo fare il conto insieme prima di fissare un prezzo. È un calcolo che facciamo di frequente per gli eredi di Pordenone, Udine, Gorizia e Trieste, e che poi rende la trattativa più semplice da chiudere.
Consiglio Nazionale del Notariato, "Acquisto e vendita di beni immobiliari" (2026)
Agenzia delle Entrate, "Tassazione plusvalenze immobiliari - Che cos'è" (2026)
Il Sole 24 Ore, "Vendita di case ereditate, la plusvalenza non si tassa" (2023)
Fiscomania, "Vendita di immobile ereditato: procedura e aspetti fiscali" (2025)
Agenda Digitale, "La vendita di una casa ereditata va dichiarata nel 730" (2025)
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